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TASSO TORQUATO -via-

Itinerario: Piazza Moro-piazza Umberto-via Marconi-via Sterlacci-via G.Cesare

da via G.Cesare a prop.privata 1^traversa lato destro

Delibera C.C. n.10 del 6.2.1970

Poeta italiano (Sorrento 1544-Roma 1595). Figlio del poeta Bernardo e della nobildonna Porzia de' Rossi, ebbe un'infanzia funestata dall'immatura morte della madre e dalla precoce esperienza dell'esilio: seguì infatti a Roma il padre, che era rimasto fedele al suo signore, Ferrante Sanseverino, dichiarato ribelle dal viceré di Napoli, e lo accompagnò nelle umilianti peregrinazioni presso le varie corti italiane, alla ricerca di ospitalità e di lavoro; dopo un breve soggiorno a Bergamo, si ricongiunse con il padre a Urbino, dove, alla splendida corte di Guidobaldo II della Rovere, coltivò le lettere e le arti cavalleresche. Nel 1559 si trasferì con il padre a Venezia, dove compose il primo libro del Gierusalemme; l'anno successivo, si recò a Padova per intraprendervi gli studi giuridici ed entrò in relazione con insigni letterati, come Sperone Speroni, Francesco Piccolomini, Carlo Sigonio, facendo parte, con il nome di "Pentito", dell'Accademia degli Eterei. Portava intanto a termine il Rinaldo, pubblicato a Venezia nel 1562, e scriveva rime d'amore per Lucrezia Bendidio e Laura Peperara. Nel 1565 si trasferì a Ferrara, al servizio del cardinale Luigi d'Este, poi (1572) del duca Alfonso II; protetto dalle principesse Lucrezia ed Eleonora, sorelle del duca, T. visse allora il periodo umanamente più felice e letterariamente più fertile della sua vita: mentre continuava la propria produzione di rime amorose ed encomiastiche, veniva componendo l'Aminta, che fu rappresentata la sera del 31 luglio 1573 nell'isoletta di Belvedere sul Po, dava inizio alla tragedia Galealto re di Norvegia e portava a termine nel 1575, con il titolo di Goffredo, il suo capolavoro, che sarà pubblicato nel 1581 dall'amico Angelo Ingegneri, con il titolo di Gerusalemme liberata. Ma la tensione nervosa del poeta, già sottoposta a dura prova dal febbrile travaglio compositivo, non resistette alla nuova, estenuante fatica della revisione del poema: i letterati da lui interpellati sottoposero il testo della Gerusalemme a censure pedantesche di carattere letterario e morale, esasperando i dubbi artistici e gli scrupoli religiosi del poeta, che diedero origine a un vero e proprio squilibrio psichico. Dopo avere escogitato, nell'Allegoria della "Gerusalemme liberata" (1576), sottili significati morali per il proprio poema, T. si sottopose all'esame dell'inquisitore di Ferrara, accusandosi di eresia e allarmando così il duca, consapevole delle pericolose ripercussioni politiche che un nuovo scandalo, dopo quello sollevato dalla madre Renata di Francia per le sue idee calviniste, avrebbe potuto suscitare presso la Curia di Roma. L'assoluzione dell'Inquisitore non riuscì a placare i suoi scrupoli e i suoi tormenti: un giorno mentre confidava alla principessa Lucrezia le sue ansie, si credette spiato da un servo e gli lanciò contro un coltello. Segregato dal duca nel castello estense, poi nel convento di San Francesco, riuscì a evadere e diede inizio ai suoi irrequieti viaggi attraverso la penisola, ormai dominato da un inguaribile "umor malinconico".

Su questa strada abitano 4 famiglie per un totale di 15 persone.