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Caduti di Nassirya -Piazzale-

Itinerario: Piazza Moro-via Beato-via della Costituzione da via della Costituzione

Delibera G.M. 110 del 19.11.2003

“Diciannove italiani - 12 carabinieri, 5 militari dell’Esercito, due civili e otto iracheni sono morti il 12.11.2003 nella deflagrazione di autobombe guidate da kamikaze ed esplose all’interno della base «Maestrale», quartier generale del contingente militare italiano a Nassiriya (Iraq Del Sud 375 km a sud di Baghdad). I due civili erano il regista Stefano Rolla, della società di produzione «Il Gabbiano» e un addetto della cooperazione italiana, Marco Beci, 43 anni. I due si trovavano presso la base dei Carabinieri per realizzare un documentario sull’attività del contingente. È la strage con il bilancio più alto di vittime ai danni di una missione di pace italiana all’estero dalla fine della Seconda guerra mondiale. Fino ad ora, il triste primato era del massacro di Kindu, nell’allora Congo Belga (poi Zaire, adesso Repubblica democratica del Congo), nel quale furono trucidati 13 militari italiani l’11 novembre 1961, esattamente 42 anni e un giorno fa. Nell’attentato sono rimasti feriti altri 20 italiani (15 carabinieri, quattro soldati - uno dei quali grave - e un civile) e 12 iracheni, tra i quali un bimbo di un anno, che ha perso gli occhi e il naso, ed è in pericolo di vita. Ma , forse si è trattata di una strage «annunciata». Proprio il giorno precedente, infatti, un nuovo rapporto top secret della Cia, trasmesso a Washington dal capo dei servizi segreti Usa a Baghdad, aveva messo in guardia l’Amministrazione Bush dai rischi di grave instabilità in Iraq, non solo nell’area attorno a Baghdad, ma anche nel sud. Sta di fatto che nella mattinata del 12 novembre, intorno alle 10:40 locali (le 8:40 in Italia), un camion lanciato a tutta velocità ha forzato il posto di blocco all’entrata della base, facendo da battistrada ad un’auto blindata e imbottita di esplosivo che lo seguiva da vicino. I militari italiani di guardia al cancello hanno aperto il fuoco contro i veicoli, senza però riuscire a fermarli, e l’ auto ha proseguito la sua corsa sino alla palazzina di tre piani che ospitava il dipartimento logistico della base, dove è esplosa. La violenza della deflagrazione ha fatto crollare gran parte dell’edificio e ha danneggiato gravemente una seconda palazzina - dove ha sede il comando della base - che sorge a circa 100 metri di distanza, sulla sponda opposta del fiume Eufrate che scorre in mezzo al complesso. I vetri delle finestre dell’ edificio sono andati in frantumi e anche gli infissi sono stati gravemente danneggiati. Nello scoppio, sono andati distrutti anche gli uffici di un’altra palazzina vicina, in cui ha sede una Ong americana, la International Medical Corps, attiva nella zona da circa sei mesi. Tra il personale della Ong vi sono stati almeno 10 feriti, tra cui lo stesso coordinatore, il britannico Emar Triangle, 50 anni. L’esplosione ha innescato anche un violento incendio che ha distrutto quasi tutti i veicoli - jeep, Land Rover, camion e furgoncini - parcheggiati nel cortile antistante. A rendere più difficile l’opera di soccorso e di spegnimento delle fiamme che si sprigionavano dai veicoli è intervenuto anche l’incendio del deposito delle munizioni, in cui si sono prodotte forti esplosioni. Tutta l’area circostante la zona veniva chiusa al traffico e la strada che conduce al complesso bloccata e presidiata da carabinieri, da militari della Brigata Sassari e uomini del Genio guastatori (Boe, Bonifica ordigni esplosivi). Immediata l’opera di soccorso che durava parecchie ore, sino a sera, per estrarre le vittime e i feriti dalle macerie della palazzina dove si trovavano una sessantina tra carabinieri e soldati. I feriti sono stati trasferiti nel vicino ospedale di Nassiriya, dove sono subito confluiti anche medici e crocerossine dell’ospedale militare italiano che sorge vicino a Tallil, tra i quali anche il medico militare, dott. Giuseppe Gibbino, coordinatore italiano della coalizione. Altri feriti sono stati evacuati in elicottero verso ospedali più lontani. Tra le vittime vi sono diversi carabinieri che avevano quasi completato il periodo di servizio di quattro mesi e che il 15 novembre sarebbero rientrati in Italia insieme con il colonnello Georg di Pauli, 47 anni, comandante del Msu (Multinational Specialized Unit), rimasto illeso nell’attentato.

Questi i nomi dei caduti:

PIETRO PETRUCCI: 22 anni, di Casavatore (Napoli), caporale dell'esercito. Ne era stata dichiarata la morte cerebrale poche ore dopo la strage. Poi è stata staccata la spina della macchina che lo teneva in vita. Petrucci era un volontario in ferma breve e in missione in Iraq con l'incarico di conduttore di automezzi.

DOMENICO INTRAVAIA: 46 anni, di Monreale, appuntato dei Cc in servizio al comando provinciale di Palermo; sposato e con due figli di 16 e 12 anni. Lascia anche l' anziana madre, il fratello gemello e due sorelle. Era partito per l'Iraq quattro mesi fa e sarebbe dovuto rientrare fra tre giorni. Era già stato in missione a Sarajevo. I due figli tenevano un calendario da cui cancellavano i giorni che mancavano al ritorno del padre. La notizia ha gettato la moglie nella disperazione: «Voglio morire, senza mio marito la mia vita non ha senso».

ORAZIO MAJORANA: 29 anni, di Catania, carabiniere scelto in servizio nel battaglione Laives-Leifers in provincia di Bolzano. L'anziano padre ha appreso la notizia in Svizzera, dove si trovava per sottoporsi ad alcune visite mediche. È rientrato d' urgenza a Catania.

GIUSEPPE COLETTA: 38 anni, originario di Avola (Siracusa) ma da tempo residente a San Vitaliano, in Campania, vicebrigadiere in servizio al comando provinciale di Castello di Cisterna (Napoli); sposato e padre di una bambina di due anni.

GIOVANNI CAVALLARO: 47 anni, nato in provincia di Messina e residente a Nizza Monferrato, maresciallo in servizio al comando provinciale di Asti. Era noto con il soprannome di 'Serpicò. Lascia la moglie e la piccola Lucrezia, 4 anni. Era già stato impegnato in altre missioni in Kosovo e in Macedonia. Era da tre mesi in Iraq e stava per rientrare a casa. Ieri sera aveva telefonato alla moglie: «Sto preparando la mia roba, sabato finalmente torno da te e da Lucrezia. Ho voglia di abbracciarvi».

ALFIO RAGAZZI: 39 anni, maresciallo dei carabinieri in servizio al Ris di Messina, sposato e con due figli di 13 e 7 anni. Era partito in luglio e sarebbe dovuto rientrare a Messina sabato prossimo: i familiari stavano già preparando la festa. Era specializzato nelle tecniche di sopralluogo e rilevamento e il suo compito era quello di istruire la polizia locale.

IVAN GHITTI: 30 anni, milanese, carabiniere di stanza al 13/mo Reggimento Gorizia. Era alla sua quarta missione di pace all' estero, dopo essere stato tre volte in Bosnia. Lascia i genitori e una sorella. Ieri sera lo hanno sentito per l' ultima volta al telefono: «Era assolutamente sereno e tranquillo».

DANIELE GHIONE: 30 anni, di Finale Ligure (Savona), maresciallo dei carabinieri in servizio nella compagnia Gorizia. Era Sposato da poco. Era stato ausiliario dell' Arma, poi si era congedato e iscritto all' Associazione carabinieri in congedo. Era ritornato ad indossare la divisa vincendo un concorso per maresciallo.

ENZO FREGOSI: 56 anni, ex comandante dei Nas di Livorno dove viveva con la famiglia. Lascia moglie e due figli, un maschio, anche lui carabiniere, e una ragazza che studia all'Università. Era partito per l' Iraq il 17 luglio scorso e stava rientrare in Italia. A casa stavano già preparando la festa per il suo ritorno.

ALFONSO TRINCONE: 44 anni, era originario di Pozzuoli (Napoli) ma risiedeva a Roma con la moglie e i tre figli. Il sottufficiale era in forze al Noe, il Nucleo operativo ecologico che dipende dal Ministero dell' Ambiente.

MASSIMILIANO BRUNO: 40 anni, maresciallo dei carabinieri di origine bolognese, biologo in forza al Raggruppamento Investigazioni scientifiche (Racis) di Roma. Viveva con la moglie a Civitavecchia. I genitori e un fratello vivono a Bologna.

ANDREA FILIPPA: 33 anni, torinese, carabiniere dall' età di 19. Era esperto di missioni all' estero che lo tenevano costantemente lontano da casa. Prestava servizio a Gorizia presso il 13/o Battaglione Carabinieri. Viveva a San Pier D' Isonzo insieme alla giovane moglie, sposata nel 1998.

FILIPPO MERLINO: 40 anni, originario di Sant' Arcangelo (Potenza), sposato. Con il grado di maresciallo comandava la stazione dei carabinieri di Viadana (Mantova). È morto nell' ospedale di Nassirya dove era stato portato gravmente ferito.

MASSIMO FICUCIELLO: 35 anni, tenente dell' esercito, figlio del gen. Alberto Ficuciello. Funzionario di banca, aveva chiesto di poter tornare in servizio attivo con il suo grado di tenente proprio per partecipare alla missione «Antica Babilonia». Grazie alla sua conoscenza delle lingue era stato inserito nella cellula Pubblica Informazione del col.Scalas. Questa mattina aveva avuto l' incarico di accompagnare nei sopralluoghi i produttori di un film-documentario sui «Soldati di pace». Prima dell' attentato, il titolo, provvisorio, era stato cambiato in «Babilonia terra fra due fuochi».

SILVIO OLLA: 32 anni, dell' isola Sant' Antioco (Cagliari), sottufficiale in servizio al 151/o Reggimento della Brigata Sassari. Figlio di un maresciallo e fratello di un carrista. Laureato in Scienze Politiche, Olla era in forza alla cellula Pubblica Informazione. È morto insieme al ten.Ficuciello mentre accompagnava nei sopralluoghi i produttori del film. La conoscenza dell' inglese e dei rudimenti dell' arabo lo avevano fatto diventare uno dei punti di riferimento per i giornalisti.

EMANUELE FERRARO: 28 anni, di Carlentini (Siracusa), caporal maggiore scelto in servizio permanente di stanza nel 6/o Reggimento trasporti di Budrio (Bologna).

ALESSANDRO CARRISI: 23 anni, di Trepuzzi (Lecce), caporale volontario in ferma breve, anche lui in servizio nel 6/o Reggimento trasporti di Budrio. Era partito per l' Iraq da poche settimane. Lascia i genitori, un fratello e una sorella. Ieri sera l'ultima telefonata a casa: «Tutto va bene. Sto andando a letto».

LE DUE VITTIME CIVILI - Nell'attentato sono state coinvolte anche due civili. Si tratta dell'aiuto regista Stefano Rolla, 65 anni di Roma, che stava facendo i sopralluoghi per un film documentario che avrebbe dovuto girare il regista Massimo Spano e di Marco Beci, 43 anni, funzionario della cooperazione italiana in Iraq. “