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Sant'Ambrogio -Via-

Itinerario: Piazza Moro-via Beato Giacom-via della Costituzione-via Angeli di Beslan Da via Angeli di Beslan I^ trav. Lato Sinistro

Delibera G.M. 112 del 24.11.2004

La vita cristiana nella Padania inizia concretamente con Ambrogio, il santo vescovo patrono di Milano. Nato a Treviri nel 339 circa da nobili romani residenti in Germania, intraprese la carriera militare e amministrativa, non professava in quegli anni alcuna fede, se non una generica devozione ai culti romani tradizionali, e nulla sembrava poterlo avvicinare al Cristianesimo, da tempo riconosciuto come culto lecito con l'Editto di Costanti no del 313. Governatore in Liguria ed Emilia, nel 369 si trovò di passaggio a Milano proprio mentre il clero milanese e lombardo stava per eleggere il nuovo vescovo. Si trovava tra la folla unita in ansiosa attesa quando, dice la leggenda, improvvisamente un fanciullo cominciò a gridare: "Ambrogio vescovo! Ambrogio vescovo!". Terrorizzato, sembra che abbia inforcato il cavallo e sia fuggito di gran carriera. Ma a quel tempo si credeva ancora che Dio parlasse per bocca degli innocenti, e una delegazione di milanesi andò alla sua casa per convincerlo a diventare il pastore della città. Così, non sappiamo né come né perché, Ambrogio alla fine accettò e da pagano nemmeno battezzato divenne vescovo di Milano. Cinque anni dopo, nel 374, ricevette la consacrazione episcopale da Roma. Per quanto straordinaria e inattesa, la nomina di Ambrogio fu veramente la salvezza della Chiesa lombarda, che egli fondò e organizzò. In primo luogo unificò la liturgia, che da lui prese il nome di ambrosiana (soltanto a Monza e nel suo contado, continuò a seguire il rito romano), e svolse un ruolo politico di grande rilevanza, poiché intervenne nelle contese imperiali fra Oriente e Occidente schierandosi al fianco di Teodosio, del quale fu ascoltato e temuto consigliere e confessore. Memorabile fu l'episodio che vide il vescovo rimproverare pubblicamente l'imperatore per la strage operata contro gli abitanti di Tessalonica, rei di eresia, impedendogli di varcare la soglia della cattedrale, e accogliendolo soltanto dopo una clamorosa penitenza davanti al popolo. Ambrogio fu tra i maggiori oppositori dell'eresia ariana, che combatté con la parola, gli scritti e le azioni (servendosi anche della sua influenza politica). La sua fama crebbe così ben oltre i confini milanesi, tanto che nel 387 ebbe il privilegio di battezzare il futuro santo Agostino, che manifestò sempre la sua devozione al vescovo di Milano. Instancabile organizzatore e severo censore del suo stesso clero, Ambrogio trovò anche il tempo di scrivere, dedicandosi soprattutto all'esegesi biblica (e per questo è nel novero dei Dottori e dei Padri della Chiesa), ma anche alla poesia e alla musica. Suoi sono alcuni degli inni sacri più belli tuttora eseguiti nelle cerimonie liturgiche. Figura di Sant’Ambrogio in un mosaico del V° secolo conservato nella basilica dedicata al santo a Milano Il grande vescovo di Milano morì onorato e venerato nel 397 d.C. Se l'evangelizzazione del territorio lombardo si deve certamente all'operato di Ambrogio sul finire del IV° secolo, le prime iscrizioni cristiane in zona briantea sono però databili soltanto alla seconda metà del V°. Ciò dimostra quanto lentamente il culto cristiano sia penetrato nelle campagne. Come già i culti romani, anche quello cristiano penetrò lentamente nella Padania, adattandosi alle tradizioni precedenti e sovrapponendosi a esse. Soltanto dopo secoli le processioni cristiane avrebbero sostituito le lustrationes pagane. In Lombardia le prime strutture architettoniche e amministrative cristiane, le pievi, ecclesiae plebanae o baptismales, poi basiliche, ebbero sede in un preesistente insediamento amministrativo o militare, ma più spesso si sovrapposero a un precedente luogo di culto che aveva già una propria struttura rituale, sociale, commerciale. Di solito questi antichi santuari celto-romani sorgevano alla confluenza di strade o in vicinanza di importanti centri abitati, e qui furono erette le prime chiese dedicate ai santi. Si tratta di santi tipici delle campagne milanesi e comasche, a cominciare da San Vittore, il primo martire onorato nel territorio, che subì il martirio in questi luoghi a opera dell'imperatore Massimiano. Vittore sostituì il culto del dio Silvano e a lui sono intitolate le pievi di Garlate e Vimercate. Altri santi tipicamente lombardi sono Stefano, Eufemia, Gervasio e Protasio. A Galliano sul luogo dell'attuale basilica sorgeva una pieve pure dedicata a San Vincenzo. Altari paleocristiani e capsellae liturgiche sono stati rinvenuti ad Agliate, Civate, Galliano e Mariano Comense; in Galliano sono stati trovati anche papiri databili al VII° secolo. Con il sopravvenire della crisi politica ed economica dell'impero romano, sotto la minaccia dei barbari, le comunità cristiane cominciarono a sopperire alle funzioni dello Stato in dissoluzione e la Chiesa coglieva i primi frutti del suo lungo lavoro di apostolato. A capo di questo capillare lavoro di educazione, assistenza ed evangelizzazione furono le pievi, la cui formazione era richiesta da esigenze di decentramento, poiché non tutta la popolazione rurale poteva affluire alla cattedrale maggiore. Così, nelle pievi rustiche si stabilì una liturgia e si consolidò una gerarchia modellata su quella della chiesa cittadina, con presbiteri, accoliti, diaconi, suddiaconi, Solo in documenti del IX° secolo però troviamo menzione dell'arciprete. Come scrive la storica Irma Bitto, "Le pievi, che possono essere definite le pietre miliari del Cristianesimo nella sua espansione presso le popolazioni rurali, divennero centri comunitari di irradiazione sociale e si costituirono come veri e propri organismi amministrativi nell'ambito dell'organizzazione ecclesiastica, con una gerarchia modellata sull'esempio della eccllesia cittadina e proprie entrate fondate sulle largitiones; esse furono il simbolo di ideologie e di forme nuove in una società che si andava indirizzando nelle linee storiche del mondo medievale",