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DEVITOFRANCESCO
RAFFAELLA -via-
Itinerario: Piazza Moro-corso Garibaldi-via De Robertis
Antonio
da via Derobertis Antonio
a via Antonucci Michele
3^ traversa lato sinistro
Delibera G.M. n.4 del 20.1.2003
"Vita e Scritti della serva di Dio Raffaella Fazio,
nata DeVito Francesco chiamata da Dio Chiara del Sacramento del terzo
ordine di San Francesco.
Morta in concetto di Santità in Bitetto addi 17 dicembre 1882.
Sentite, ascoltanti, tutto il chiarore che Dio lasciò all'anima
mia. Io mi chiamo Chiara Del Sacramento perché il Dio mi chiamò
Chiara in tutti i suoi divini comandi; per sempre il nome di Chiara lasciò
all'anima mia. Nell'anno mille ottocento tra il qurantasette e il quarantotto,
io cercai a Gesù Sacramentato una croce interna, e che doveva saperlo
solo il mio confessore ivi frate Michelangelo da Bitonto religioso dell'ordine
di San Francesco. Non passò molto che ottenni la grazia, quale
fu ch'Iddio mi inchiodò il suo santissimo dono di verseggiare,
e quando me lo infuse nel mio intelletto, me lo infuse verseggiandomi
tutta la sua Santissima. passione, dove l'ho tenuta in tempo di mia vita
impresa nella parte spirituale. Nel verseggiare sentivo tutti i tormenti
di Gesù Cristo, bevendo fisso l'amaro calice dei suoi tormenti,
e sorbendo ancora il mio spirito dal cuor Divino tutto il suo dolce, e
il mio spirito medesimo ne veniva pieno di manno. Che sempre lo sentivo
in bocca mia. Questa meravigliosa opera e grandezza me la donò
il Mercoledì Santo, stando io avanti Gesù Sacramentato a
domandare la grazia di darmi fortezza e lume a quell'alta croce che m'inchiodò
al cuore. Perdonatemi, ascoltanti, che io tutta quella verità che
in me sentivo per comando di Dio ne l'ho lasciata scritta su dei fogli,
dove tutta la verità sentirete. Non vi stancate a leggere, che
leggendo, lascerete ammirati ed ammaestrati; come Iddio ad una vil donna
s'ingegnò. Oh benedetto sia sempre il mio Signore! Che si servì
di me miserabile! Quanto vile! Manifestandomi tutte le sue grandezze per
mostrare alla chiesa me sua apostola, a lui fedele non tutto si può
spiegare in un foglio; ma negli altri fogli sentirete voi tutti la verità.
Voltate il foglio e leggete.
Ascoltate il tema del di Dio comando,
Con la sua voce al mio cuor fissò,
Sentite bene che mai il mio disse,
Dal mio voler non si concertò.
Con la sua voce ancora vi disse,
Scive a fissare il suo volere,
Al suo comando io ubbidii altiero,
Perché fu grande dal grande in me.
Dopo che lo scriveva il mio figliuolo,
Io lacerava i miei versetti,
Li buttavo con tutta fretta,
Da un balcone della mia stanza sì.
Sotto il balcone v'era un lago,
D'acqua purità, in monda puzzolente,
Osservate quell'alta mente,
Con gran miracolo mi mosrtrò.
Per ben quattro volte trovai i pezzetti,
Radunati nella mia stanza,
Sentite come il Dio comandò,
Come col suo voler trovar me li fe`.
Li trovavo tutti uniti,
Senza macchia di lordura,
A vedere quel gran stupore,
L'anima mia arrestata fu.
Io credevo che fusse un inganno,
Del nero nemico sì ritorto,
Per far scovrire la mia fede aperta,
Ai miei figli che il dono non conoscevano nò.
Io raccoglievo i pezzetti, e di nuovo li buttavo,
Sempre al luogo dove vi dissi,
Più unite li trovavo fisso,
Nella mia stanza dove io dormivo sì.
Mi mostravano una piena riverenza,
Quei pezzetti da me trovati,
Quell'alta mente concertata,
O quanto in questo che io dico s'ingegnò.
Andai a dirlo al confessore,
Di quanto in me fu accaduto,
Il mio confessor mi diede l'aiuto,
Ch'io pregassi Iddio a dirmi il suo fin qual fu.
Io ubbidii al mio confessore,
A pregar Iddio che mi manifestasse,
Se il mio scritto del suo gran masso,
Dovea più scriver il suo detto, o no?
Con la sua foce il Dio mi disse,
Raccoglierai i miei segreti,
Per vedersi da tutti la tua fede,
Quanto al comando mio ubbidirai.
Il segno dei pezzi fu ch'io raccoglier dovea,
Tutt'i grandi suoi segreti,
Che Iddio manifestò alla mia fede,
Per sua gloria tutta sì.
Io ubbidii al suo comando,
Alla sua voce costante fui io ancora,
Questo fu il comando dato a me sola,
Fra tanti miseri il mio cuor Iddio lo ingrandì.
Lasciò compunto il mio confessore,
Alla risposta da Dio a me avuta,
Il suo comando mi confermò astuto,
Con l'anima mia si uniformò.
Col di Dio comando s'uniformò,
Fu Michelangelo che io scrivessi,
La mia fede tutti in versi,
Il mio confessore ben l'approvò.
Quando io non voleva scrivere mi veniva il seno trapunta e traforato da
acuta spina del Sacro Capo del Nazzareno che la puntò in me. Era
costretto di ubbidire perché quella spina mi pungeva sempre dandomi
qual chiodo tutti i tormenti del Nazzareno che li legò in me. In
versi provai tutti i sui tormenti in versi assaggiai la corona di spine
che soffrì al suo capo il Re divino. Oh che gloria fu per me! Sentivo
nel combattere nel mio spirito tutta la sua gloria sua sublime lasciavo
ammirando io miserina quel gran stupore che sentivo in me. Sentivo parlare
nel mio intelletto la sua voce onnipotente. Dandomi nei versi tutti i
tormenti che la sua eterna verità per me soffrì. Oh gran
stupore chi può dirvi quanto soffrì, e capiva l'anima mia?
Dalla sua voce imparai io tutto il suo tuono che comandava me. A sua gloria
mi comandava sempre a confessarvi tutto il verso come si ingegnò
il suo gran mistero al mio spirito che tutto là si legò.
E chi può dirvi la catena amante come Iddio si legò all'anima
mia? Il giorno del giudizio sentirete come il suo tuono in me stupir vi
farà. Mai fu mai voce che vi scrisse, sempre il suo divin comando
mi era in fronte.
Per farvi stupire e dare a fronte,
A chi non crede la sua esistenza no,
Oh terreni confessate tutto,
Che la sua potenza infinita.
......
L'anima vide in visione di consacrare una sorella da San Francesco in
un monastero di monaca ma ne sentiva tutto l'affetto di suo cuore, che
il tutto doveva succedere su di se, capì tutto, e vide tutto come
lei doveva esser consacrata, che doveva esser monaca di Santa Chiara osservando
la regola di San Francesco con tutto ciò si sentiva tutta confusa
non sapendo che fare ma pregò San Francesco a pregare Iddio che
li fuse fatto capire la sua volontà. Iddio e San Francesco risposero
che dovevano esser monache di Santa Chiara osservando la regola di San
Francesco Iddio li fece capire che doveva esser monaca di Santa Chiara
con la detta visione capì tutto l'anima cosi' pregò San
Francesco.
Specchio di sapienza,
Francesco in te confido,
Segnami quella vita,
Che Dio vorrà da me.
Seguirai San Francesco,
Dice la sua clemenza,
Delizia e penitenza,
Al cuore tuo farà.
Spiegami più Francesco,
Confusa io mi sento,
Spiegami fedelmente,
Quello che io farò.
Si vedrà quella chiarezza,
Fu costanza il cielo t'addita,
La confusa tua vita,
Si vedrà la verità.
Osserverai la tua regola,
Del celeste serafino,
La clemenza del gran messino,
Tutto a te si donerà.
...
Amante mio compone,
Quello che tu vuoi in me fai,
Francesco non potrà,
Dirmi più di te.
...
Sta scritta e non temere,
Con fede e con speranza,
Combinerà il tuo amante,
Come si farà.
...
Osserverai la regola,
Dei padri riformati,
Francesco si fu spiegato,
Questa fu la verità.
...
Ben che tu sei confusa,
Se non capisci i segni,
Francesco ti dà il segno,
Quest è la verità
...
L'anima capì tutto che doveva esser monaca e Bruciata d'amore così
parlò.
Mi bruce il Santo
fuoco,
Nel seno mio ferito,
Son confusa ma o capito,
Qual è la verità.
Il Dio rispose all'anima.
Ti sazierò la brama,
Ti dice il tuo contento,
Con Chiara nel convento,
Unita tu sarai.
Fu Chiara di chiarezza,
E sera fina ancora,
Il padre dell'amore,
Tutto in lei segnò.
Chiara fu tutta ornata,
Di doni e di clemenza,
Fu Chiara di penitenza,
Tutto seggia in se.
Chiara fu sempre casta,
Di castità castissima,
Chiara fu purissima,
E pure tu sarai.
Chiara fu sempre ferma,
Fisso col cuore in croce,
Chiara fu veloce,
E volo ti darò.
Chiara fu sempre inferma,
Sempre col cuore a volo,
Chiara fu sempre in coro,
E in coro tu sarai.
Iddio disse all'anima che tutto desiderasse con la sua fede che alla sua
mente doveva fisserle molte lingue, Iddio così parlò all'anima.
Iddio parlò all'anima facendogli sentire alla sua mente la lingua
Francese, e la latina ancora.
In tutte le lingue si compone,
Alla Spagniuola e alla Francese,
Alla tua lingua d'amore acceso,
Il latino si fisserà.
I giornalieri e i capitani,
Della patria mia gradita,
Tutti fermi pregano uniti,
Per risplendere tu sarai.
Tu sarai capitano,
In questa terra l'addito,
Il giornale della tua vita,
Da capitano si farà.
Il capitano si tu sei,
Valorosa vedovella,
La tua vita io detto quella,
Su i giornali si vedrà.
Gentil cuore fiorito,
Con la chiave in petto al cuore,
La gradita al redentore,
Quante chiavi si farai.
Farai il tema di chi comanda,
La diletta crocifissa,
Farai il tema io dissi,
Del tuo amante in verità.
Amante mio diletto,
La figlia tua è confusa,
L'amante in te racchiuso,
Più ti confonderà.
Amante mia diletta,
L'amante ti compone,
Diletta io dissi in Roma,
Prodigi sì farai.
(prof. Antonio Rutigliano
da Brooklyn)
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