Rossini           

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ROSSINI GIOACCHINO -via-

Itinerario: Piazza Moro-Piazza Umberto-via Marconi-via Sterlacci

da via Sterlacci a prop. privata 3^traversa lato sinistro

Delibera C.C. n.11 del 26.10.1978

Compositore italiano (Pesaro 1792-Passy, Parigi, 1868), figlio di un suonatore di corno, Giuseppe Antonio, e della cantante Anna Guidarini. Dal 1802 ricevette a Lugo l'insegnamento di G. Malerbi, studiò Haydn e Mozart e compose le Sei Sonate a quattro (1804). Nel 1806 scrisse la prima opera (Demetrio e Polibio, rappresentata nel 1812) ed entrò nel liceo musicale di Bologna, completandovi gli studi (anche di canto) con padre Mattei. Nel 1810, l'opera La cambiale di matrimonio, data al San Moisè di Venezia, fu il primo di una serie di successi che lo imposero sulle scene italiane fino al 1823. Le opere comiche L'equivoco stravagante (1811), La scala di seta (1812), La pietra del paragone (1812) e Il signor Bruschino (1813) sono tra le partiture più rappresentative della prima produzione rossiniana, in cui l'eredità della tradizione della scuola napoletana e, in particolare, di Paisiello si sposa felicemente con l'esperienza formale dei classici viennesi. Il 1813 segnò per R. il momento dell'acquisizione della maturità artistica. Nacquero, infatti, due capolavori: Tancredi e L'italiana in Algeri, cui seguì quel grande crescendo qualitativo che va da Il turco in Italia (1814), a Il barbiere di Siviglia (1816), a La gazza ladra e alla Cenerentola (1817), con la quale Rossini congedò in pratica dal teatro comico. Queste opere costituiscono la conclusione e insieme il momento più alto della storia dell'opera buffa (a parte la precedente e diversa esperienza di Mozart): allargate le strutture settecentesche sino a far loro assumere dimensioni imponenti, l'opera si fissa in due atti (il primo più ampio e complesso, sia formalmente, sia concettualmente; il secondo liberatorio); i temi vengono approfonditi e sciolti dai limiti della satira di costume propria degli autori precedenti, in un'analisi sferzante dell'uomo e della sua dimensione storica; la musica, i personaggi, le scene assumono dimensioni universali. Negli stessi anni, la produzione seria, dopo Tancredi, si arricchì con Elisabetta regina d'Inghilterra (1815), Otello (1816), Armida (1817), Mosè in Egitto (1818), Ricciardo e Zoraide (1818), Ermione (1819), La donna del lago (1819), Maometto II (1820) e Zelmira (1822), opere in cui è sostanzialmente mantenuta la fedeltà agli schemi settecenteschi, pur nella dilatazione delle forme e nelle controllate aperture romantiche. Con Semiramide (1823), dove la perfezione formale giunge al massimo grado, Rossini concluse il periodo cosiddetto "italiano" (non privo di burrascose prime, come quella del Barbiere), che lo aveva visto lungamente impegnato con l'impresario Barbaja a Napoli e durante il quale aveva sposato (1822) il celebre soprano Isabella Colbran. Dopo una permanenza a Vienna (1822) e a Londra (1823-24), si stabilì a Parigi, dove rimase fino alla morte.