Carducci           

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CARDUCCI GIOSUE' -via-

Itinerario: Piazza Moro-piazza Umberto-via Marconi

da via Marconi a via Sterlacci 3^traversa lato destro

Delibera C.C. n.4 dell’ 11.1.1966

Poeta italiano (Valdicastello 1835-Bologna 1907). Figlio di un medico condotto, trascorse l'infanzia a Bolgheri, in Maremma. Dopo la crisi dei moti rivoluzionari del 1848 e il ritorno del granduca sul trono di Toscana, il padre, carbonaro e mazziniano, fu costretto ad abbandonare la Maremma e a trasferirsi a Firenze, dove il giovane Giosuè frequentò le scuole dei padri scolopi. Dal 1853 al 1856 C. fu alla Scuola Superiore di Pisa, dove si laureò con una dissertazione sulla poesia cavalleresca, e, poco dopo, ottenne il posto di insegnante di retorica alla scuola secondaria di San Miniato al Tedesco. Nelle discussioni con i maestri fiorentini e in polemica col dominante romanticismo degli epigoni manzoniani si precisavano intanto le posizioni teoriche di Carducci. Le letture di Orazio, Virgilio, Ovidio e, fra i moderni, di Alfieri, Foscolo e Leopardi approfondirono in lui quel culto per le tradizioni e gli ideali classici che lo indusse a fondare, con altri giovani letterati, la società degli "Amici pedanti". Una dolorosa parentesi aprirono, a breve distanza l'una dall'altra, la morte del fratello Dante (1857), suicida, e del padre (1858). Poco dopo (1859) C. sposava Elvira Menicucci, dalla quale ebbe quattro figli. Nominato professore di greco e latino al liceo di Pistoia, nel 1860 C. fu chiamato dal ministro Mamiani alla cattedra di eloquenza dell'Università di Bologna. L'inserimento nell'ambiente universitario lo mise in contatto con una cultura più viva e moderna: approfondì i poeti stranieri (Hugo, Goethe, Heine, Platen, Shelley) e arricchì la sua preparazione politica con la lettura di Mazzini e degli scrittori francesi democratici e radicali (Quinet, Michelet, Blanc), mentre si accostò alle idee repubblicane e giacobine.

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