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DIVELLA VITO

Itinerario: Piazza Moro-Piazza Immacolata-Piazza Diaz-via Bari-via Santa Lucia-via C.Colombo

da via Cristoforo Colombo
a proprietà privata
2^traversa lato destro
Delibera G. M.. n.25 del 14.2.2002

TAV.24

Nato a Noicattaro il 22.3.1903, si laureò in medicina e chirurgia presso l'università di Bari il 30 ttobre 1929 riportando la votazione di 110/110. Sempre presso la stessa Università conseguì la specializzazione, nel 1935, in ostetricia e ginecologia con voti 42/50. Ottenuta la prima "condotta" nella frazione comunale di "Torre a Mare" dove esercitò la sua professione durante glia anni della 2° Guerra Mondiale, si trasferì a Bitetto dopo aver conseguito ed accettato, negli anni "40", la sua 2° condotta (a concorso). A Bitetto, infatti, nacquero i suoi tre figli: Francesco, Paolo, Raffaele ed Eraldo. Per le sue alte capacità professionali e per la sua conclamata umiltà fu più di una volta invitato ad accettare incarichi di prestigio fuori sede (il noto Prof. Nicola Pende, endocrinologo di fama nazionale, gli propose, ad esempio, di trasferirsi a Roma presso la sua clinica privata), ma tutti i tentativi si rivelarono inutili perché amava dire "non posso abbandonare i miei pazienti, la mia povera gente qundo si reca in campagna alle 4 del mattino". Ed ancora; "Chi farà nascere a Bitetto i bambini? Fu così che Bitetto, il suo studio, i suoi pazienti anziani, neonati, bambini di ogni età divennero la sua vera ragione di vita, con quel senso di abnegazione oggi non più in uso.
Se trascurò la sua famiglia per questa sua nobile missione? Certamente!
Fra i tanti ricordi del figlio Eraldo, oggi ultra cinquantenne, ve ne è uno in particolare che non dimenticherà mai: "avevo circa dieci anni quando una sera quando qualcuno bussò alla porta di casa chiedendo la presenza urgente di mio padre presso la sua abitazione. Ricordo che disse: devo andare, devo effettuare un delicato intervento chirurgico, spero di salvare sia la mamma che il bambino, farò tardi, non aspettatemi….!! Rividi mio padre solo il mattino successivo, all'incirca verso le sette del mattino, con il camice bianco sporco di sangue, stanco ma felice di aver salvato la mamma ed il bambino. Ricordo che gli chiesi quanto avrebbe chiesto per quella operazione e lui mi rispose"nulla, è povera gente! Solo dopo appresi che quel suo paziente acquistò, non ricordo bene, quanti ettari di terreno, mentre al suo medico portò soltanto alcune uova e del formaggio."
Per le sue opere e per l'alto senso di abnegazione al dovere, nel 1957 venne insignito di una medaglia d'oro dall'allora ministro della maternità e infanzia. Mori a Bari il 10.10.1967. (Eraldo Divella)